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Studio Casa Brescia Nord

Via N. Tartaglia, 25 - 25126 Brescia
Tel: 030-40420 - Fax: 030-40420 - E-Mail: brescianord@studiocasa.it
Responsabile: Filippini Alessandro

Brescia Nord - Cenni storici

Le origini di Brescia risalgono sicuramente al IV secolo a.C., quando in tutto il nord Italia si insediarono popolazioni come gli Insubri e i Galli Cenomani. Successivamente, a cavallo tra III e II secolo a.C., a seguito di scontri tra Insubri, Galli e Romani, Brixia iniziò il percorso di annessione alla Repubblica romana, culminato nel 41 a.C. quando gli abitanti ottennero la cittadinanza romana, pur mantenendo una certa autonomia amministrativa.

Dal 402 al 493 subì numerose invasioni barbariche, tra cui quelle dei Visigoti di Alarico, degli Unni di Attila, degli Eruli di Odoacre e degli Ostrogoti di Teodorico; proprio sotto quest'ultimo la città acquisì un'importanza chiave nel regno ostrogoto. Dal 568 divenne un importante ducato del regno longobardo.

Proclamatosi comune autonomo già nel XII secolo, finì sotto la dominazione viscontea e poi, con la dedizione del 24 novembre 1426, tra i Domini di Terraferma della Repubblica di Venezia. Annessa al Regno Lombardo-Veneto, durante il Risorgimento fu teatro delle dieci giornate di Brescia, per poi arrivare all'annessione al Regno d'Italia nel 1860.

Il toponimo "Brescia" appare inizialmente su trattati veneti e nasce dalla probabile venetizzazione del lombardo "Brèsa" o "Brèssa", che a sua volta trae origine dal nome romano della città, denominata da Augusto come "Colonia Civica Augusta Brixia". In età altomedievale è attestata, accanto alla forma "Brixia", la variante "Brexia".

Il nome latino "Brixia"' (e anche la variante greca "Βρηξία") è ben documentato in epoca classica (Catullo, Livio, Plinio il Vecchio ed altri). Viene fatto solitamente risalire al termine celtico *brik/*brig (sommità, colle, altura) con vari riscontri in altre aree di influenza celtica (Bressa in Gallia, Brexa in Spagna, Bressanone in Italia). Anche nel dialetto locale il termine bréc significa sentiero ripido e sconnesso

Alla città fu dato l'appellativo "Leonessa d'Italia" da Aleardo Aleardi, nei suoi Canti Patrii. La fortuna dell'espressione si deve però a Giosuè Carducci, che volle rendere omaggio a Brescia per la valorosa resistenza contro gli oppressori austro-ungarici durante l'insurrezione delle dieci giornate, nell'ode Alla vittoria tra le rovine del tempio di Vespasiano in Brescia nelle Odi barbare.

Lo stemma di Brescia è contraddistinto dal leone azzurro su argento, a richiamo del leone cittadino, simbolo attribuitogli prima dell'epoca veneziana. La blasonatura dello stemma è stata emanata con un decreto comunale il 25 giugno 1925.

Blasonatura dello Stemma

A differenza di quanto comunemente si crede, dovuto all'appellativo Leonessa d'Italia attribuito alla città di Brescia da Giosuè Carducci, quello che figura sullo stemma di Brescia è un leone maschio.

Il gonfalone invece è formato da un drappo diviso in due teli di colore bianco e azzurro, con al centro lo stemma comunale e ai lati sono presenti raffigurazioni dei santi Faustino e Giovita, patroni della città.

La città di Brescia è :

  • tra le città decorate con Medaglia d'Oro come "Benemerite del Risorgimento nazionale" per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima Guerra Mondiale nel 1918.
  • tra le Città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione perché è stata insignita della Medaglia d'Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.
  • a seguito del coraggio mostrato dai bresciani durante le famose dieci giornate di Brescia, la città si meritò l'appellativo di Leonessa d'Italia (attribuitole da Aleardo Aleardi e Giosuè Carducci).

«A ricordare le azioni eroiche compiute dalla cittadinanza bresciana nelle dieci giornate del 1849. Preparata alla vigilia della ripresa della guerra contro l’Austria, la rivolta scoppiò il giorno della battaglia di Novara (23 marzo 1849). Guidati da Tito Speri – che sarebbe stato impiccato a Belfiore nel 1853 – gli insorti si impadronirono della città, ma, al termine di una accanita resistenza che valse a Brescia l’appellativo di “Leonessa d’Italia”, dovettero cedere alle truppe austriache il 2 aprile .»

Pur con le dovute varianti, a Brescia e provincia il dialetto utilizzato è il dialetto bresciano, derivante dalle parlate galloromanze e dalla volgarizzazione del latino.

Il primo manoscritto riconducibile al dialetto bresciano fu trovato a Bovegno in Val Trompia, ed è risalente circa al 1300, anche se nel dialetto bresciano attuale troviamo la presenza di numerosi termini di derivazione francese e, in parte, anche tedesca, frutto delle dominazioni settecentesche.

È tutt'oggi classificato come dialetto lombardo orientale, e proprio per la vicinanza con la provincia di Verona (in Veneto), e a causa dell'estensione della provincia stessa, che ne territorializza alcuni aspetti, si può dire che si discosta in maniera definita dal ceppo di partenza.

Brescia, è una delle città con il più alto tasso di immigrazione in Lombardia.

Dalle prime ondate migratorie degli anni 80 provenienti principalmente dai paesi africani, si è passati ad un'immigrazione più diversificata; infatti sono oltre 100 i paesi di provenienza dei cittadini stranieri residenti sul territorio cittadino.

Attualmente risiedono in totale 27 133 persone, ovvero il 14,17% della popolazione.