Via IV Novembre, 41 - 25064 Gussago (BS)
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Responsabile: Campopiano Angelica
Percorso a piedi; tempo massimo circa tre ore (se si raggiunge anche il Santuario della Stella).
Parcheggio in Piazza Vittorio Veneto.
Si percorre via Peracchia verso levante. Oltrepassiamo semaforo e ponte su torrente Canale entrando in via Casaglio; a sinistra, sul muro di cinta che prosegue su via Larga, santella con Madonna con chiese di S. Rocco e della Stella sullo sfondo; decorata nel 1944 dal Consadori su incarico dei Peracchia, è stata restaurata nel 1992.
Sulla destra due fabbricati signorili, oltre i quali si notano le pietre squadrate che ricordano una casa torre; alla sua base, una misteriosa incisione su una pietra ricorda i graffiti rupestri di Valcamonica; secondo una leggenda, il disegno ricorda un duello avvenuto in quel luogo; forse più semplicemente si tratta di uno dei consueti recuperi di materiali ben solidi che facevan viaggiare le pietre, o uno “scambio merci”, in questo caso proveniente dalla terra camuna.
Poco più avanti, a sinistra, ai lati di un portone di una casa già Trebeschi, due sbiadite pitture murali di cui rimane quasi ormai solo la cornice lasciano intravedere, a sinistra, una Madonna con bambino, a destra figure di Santi.
Superata sulla destra via Solda, un tempo torrente che raccoglieva le acque della Solda e dei rivoli oltre la collina di San Rocco, entriamo in un borgo dal volto antico: davanti a noi il vicolo Borlino, a destra basse costruzioni con muri che raccontano i secoli. Procediamo su via Casaglio tra case a corte signorili o rustiche via via ristrutturate con amorevole perizia che da ogni lato chiudono la contrada dentro scorci suggestivi della collina a monte, tra un arco voltato, un àndito di ciottoli, una finestra bassa, un portico, una loggia. Il cammino è accompagnato dalla sequenza di calde pietre delle case sulla destra dai nn. civici 34-36 al 60; interessanti una scala in pietra e una loggetta dentro il cortile al n. 45; all’inizio di via Abba sulla destra l’ex casa Albertini con portoncino e portone carraio, bel cortile e portico con pozzo, vecchia cantina come altre abitazioni sulla stessa via. All’interno di un altro edificio sulla destra della stessa via sono state trovate tracce di una filanda dell’800 e una pietra da torchio di tipo romano. Via Casaglio continua chiusa sullo stesso lato dalle case già Crescini, Albertini Bontempi, con portici, loggiati e corti aperti a mezzogiorno.
Percorso da effettuare a piedi; tempo almeno due ore.
Parcheggio in Piazza Vittorio Veneto.
Percorso turistico solo per esterni. Le visite interne di antiche dimore sono possibili solo in pochi casi, da concordare con i proprietari tramite il Comune; per la visita alla Pieve, prenotare presso la custode (Tel. 030 2521226 o 030 2771038).
Si sale la gradinata della Parrocchiale dal lato del campanile; di fronte a noi, sulla facciata di una casa, una bella meridiana; a sinistra, l’armoniosa struttura della palazzina Gallia di ispirazione vantiniana, già casa Soardi, ricostruita nel 1820 su strutture secentesche; ingresso sul giardino disegnato dal Donegani; facciata con cinque archi a tutto sesto su pilastri in pietra; si prosegue a destra su via Chiesa chiusa a nord dalla muraglia di un’antica “breda” oggi vigneto e affiancata a destra dai muri dell’ex canonica e di un vecchio nucleo; usciamo a levante verso via Martiri della Libertà affiancata dal torrente Canale imbrigliato fin dai tempi dei monaci benedettini; attraverso un ponticello pedonale si entra a destra nel proseguimento di vicolo Canale chiuso tra due muraglie e dalle pareti di annose dimore.
Si esce su via Stretta, antica contrada ancora avvolta nel silenzio di vetuste case signorili chiuse da portoni cui fanno da degna cornice portali in pietra. Effigie con Madonna delle sette spade sul muro di una casa. Si procede verso nord tra i muri di cinta di varie “brede”; tra le pietre della muraglia a sinistra una lapide con croce e data, 1790, misterioso segno di devozione per qualche morte sulla strada o scampato pericolo.
All’incrocio tra via Stretta e via Forcella, a sinistra, santella con Madonna dell’uva. Si entra in un altro borgo di medievali atmosfere con ristrutturazioni dove il nuovo è rifatto sull’antico con rispettosa perizia. Si entra in via Sovernighe, antico nome che può significare “sopra le nuvole” (suernigoi) o “supra vicus” (sopra il villaggio). Sul lato a monte di questa via medievale, dentro una casa di solida struttura in pietra, esiste un salone con soffitto a volta costolonata a ombrello e unica colonna centrale con capitello, databile al sec. XIV-XV, forse sede di istituzione amministrativa dell’epoca, la Quadra (infatti popolarmente detta casa del podestà). Oltrepassati vecchi portali e un antico lavatoio coperto, svoltiamo a destra tra i muri possenti dell’originario nucleo primo cuore della comunità, proseguiamo sempre sulla destra, superiamo altri antichi edifici e sostiamo su via Forcella, volgendoci ad ammirare la cancellata con pilastri ottagonali a bugne schiacciate in pietra di Botticino sovrastati da pinnacoli e vasi, il parco e la facciata lineare con portico ad archi ribassati, due piani coronati da mensole quadrate della villa già Chinelli Colonna. Nella parte a settentrione del complesso si riconosce la struttura che ospitò a lungo la filanda Chinelli. Se si procede verso est su via Forcella, si notano edifici rustici e signorili, una costruzione medievale a ponte sul letto di un sentiero-torrente che proviene dalla collina retrostante; sulla destra, si può entrare in un cortile (civico n. 40) con edificio porticato a pilastri bugnati, primo piano chiuso e parete con meridiana recante simbolo vescovile e il motto “Dum tempus [hab]emus, operemur bonum” tratto da S. Paolo, lettera ai Galati.
Torniamo sui nostri passi sempre su via Forcella, entriamo nella parte oltre villa Chinelli dentro un breve percorso dalle dimensioni raccolte e all’ombra di solidi edifici volti al sole di mezzogiorno raggiungiamo sulla destra via S. Maria Vecchia ornata dalla struttura di una antica santella entro cui è stata collocata una Deposizione dell’artista Oscar Di Prata.
Il breve percorso ci porta alla Pieve di S. Maria, ( sec. VIII - XV), situata in uno dei nuclei abitati di più antica origine del territorio di Gussago, sul percorso della strada romana tra Val Trompia e Franciacorta; fu il primo centro dell’organizzazione civile e religiosa della comunità gussaghese e dipendeva dal monastero benedettino di Leno. Preziosa nel verde del sagrato, la struttura attuale della chiesa è databile al 1470, riedificata su precedente edificio religioso di epoca longobarda.
I cipressi sono austeri custodi delle passate sepolture: qui furono portati dalla fossa comune delle Boschette, nel 1640, per iniziativa del prevosto Pietro Fogliata, come dice la lapide sulla facciata, i morti della peste di dieci anni prima; il sagrato fu cimitero per secoli; quando la parrocchiale si trasferì nel nuovo tempio della contrada Castelli, vi si continuò a celebrare in occasione della festa di S. Nicola e dei Morti.
L’interno è a navata unica con quattro campate su archi traversi a sesto acuto poggianti su contrafforti esterni; l’arco santo a sesto acuto separa l’aula dal presbiterio con volta a crociera costolonata; al centro, una chiave di volta in cotto con Madonna e Bambino; nell’abside, ciclo di affreschi del Quattrocento derivante dalla scuola del Foppa e dei due Paolo da Cailina, il vecchio e il giovane, celebrativo della Madonna Assunta con due gruppi di Apostoli in basso e quattro gruppi di Angeli musicanti in alto. Al centro del presbiterio, dietro l’altare settecentesco, è collocato il Polittico della Madonna del Rosario di Luca Mombello. Nella Pieve è conservato il sarcofago incompleto di un guerriero d’alto rango dell’VIII secolo, più famoso come “pulpito di Maviorano”; le lastre longobarde riportano in splendida sintesi raffigurazioni della cultura longobarda fusasi con la religione cristiana.
L’edificio ci appare dal lato meridionale; a destra si innalza sul borgo medievale il campanile, databile ai secoli IX – X, di forma quadrangolare con bella cuspide a pigna in cotto sottolineata da merli a coda di rondine e cornicette lineari con mattoni a spigolo; la cella campanaria ha quattro aperture monofore a tutto sesto. La facciata a occidente è quadrilatera, poco più alta del tetto. Il quattrocentesco portale d’ingresso è composto da due spalle a candelabra, capitelli con decori di foglie d’acanto e volute su cui poggia un architrave con tre stemmi e due festoni; gli stemmi sono la torre civica del comune di Gussago a sinistra, del prevosto Guaineri a destra e della famiglia Casari al centro.
Nel bassorilievo vediamo il pavone, simbolo di immortalità, l’aquila, segno di sapienza, che solleva il serpente, già adorato dai Longobardi; il pesce e l’agnello, simbolo del Cristo, il leone in atto d’umiltà, l’albero della vita, centrale, che nasce da una rosetta solare; l’uva dei tralci evangelici, nel becco dei pavoni, simbolo della pienezza di vita e di redenzione. Nella lastra laterale un grande cerchio solare chiude nel flusso della nuova vita altre rosette, in un inno al sole e alla Redenzione. Ancora nella lastra frontale, una scritta che pare la firma dello scultore o il nome del committente, Maviorans, Maviorano o Mavino pregante; o caratteri runici che dicono altro ancora. Un cavaliere dalla ricca armatura, un piede nella staffa, avanza verso l’eternità, nel suo sogno di pietra, testimone di una rinnovata umanità.
I vari restauri avviati fin dal 1969 hanno portato in luce molti degli affreschi che rivestivano quasi tutte le pareti: tra i più interessanti, quelli della cappella a sinistra del presbiterio, in parte nascosti da successive murature; in particolare, la Madonna della misericordia col suo manto sopra i Disciplini, due giovani Santi in armi, S. Emiliano e S. Antonio; vediamo la storia di S. Simonino, le mani di un’altra misericordiosa Madonna, un riquadro in basso con grata e cesto di vivande, simbolo dell’assistenza ai carcerati fatta dalla confraternita titolare di quella cappella. (Moduli degli Zavattari, di Bonifacio Bembo e influssi del Borgognone). Nella zona soprastante il cappellone della stessa, un affresco di notevole valore della seconda metà del secolo XV raffigura tre scene di scuola bembesca: l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi. (Una riproduzione si vede all’interno della sede municipale). Si possono inoltre ammirare la tela di S. Mauro e S. Placido del 1620 recentemente restaurata e studiata, la tela di S. Elena con la Croce del 1594, l’altare di S. Nicola del 1631 con ricche illustrazioni degli episodi della sua vita, opera del Barbello o del Fiamminghino, e resti di affreschi quattrocenteschi sulle pareti.
Dietro la Pieve, a levante, si nota la struttura dell’ex canonica settecentesca, con decorazione sacra all’interno e pietra con data 1723 nel sotterraneo che comunica con la chiesa.
Lasciata la Pieve, si ritorna su via Forcella, ci si immette sulla destra in via Larga, al cui inizio, al n. 61 possiamo ammirare una bella casa contadina, con portico, loggia e struttura di antica cappella nel cortile rustico; proseguiamo tra muraglie di broli e brede, sulla sinistra una casa padronale e poi un piccolo nucleo da cui ha inizio via Manica. Al n.1 un portone chiude una parte ristrutturata molto interessante, un corpo centrale con balconcino liberty si unisce con l’edificio a levante ornato da un glicine. Sulla destra della via si gode di una bella veduta dei vigneti e della collina di S.Rocco ai cui piedi scorre la Solda (terreni dove fu trovata una necropoli con sepolture ad inumazione di epoca altomedievale). Più avanti una palazzina liberty e al civico n. 6 una dimora quattrocentesca riconoscibile dal colore rosso scuro, con interessanti davanzali e finestre; tenendo la sinistra, si incontra un altro edificio di recente recupero con pietre a vista; notevole l’estremo nucleo verso settentrione con edifici del Seicento e Settecento circondati dai vigneti e dove la strada si perde sotto la collina. Si ritorna indietro su via Larga, proseguendo verso sud, ci si immette su via Cavour sulla destra, con vecchi edifici su entrambi i lati, si ritorna verso la parrocchiale guadagnando la piazza di partenza. Oppure si percorre tutta via Larga fino a via Casaglio, si procede a destra oltrepassando il ponte e si raggiunge il parcheggio in piazza da via Peracchia.
Percorso da effettuare a piedi; tempo: circa due ore.
Ampio parcheggio in Piazza Vittorio Veneto.
E’ un percorso turistico esterno. Le visite interne di antiche dimore sono possibili solo in pochi casi, da concordare con i proprietari tramite il Comune; la Prepositurale può essere visitata prima e dopo le celebrazioni o previo accordo con la Segreteria Parrocchiale.
Il toponimo Piazza indicò per secoli la zona centrale del territorio di Gussago, appena più a monte della contrada Castelli. L’attuale piazza “Vittorio Veneto” nacque come spazio antistante la Chiesa parrocchiale all’inizio del ventesimo secolo, detta “Piazzale del Tram” - che vi giunse nel 1907 - e poi “Piazzale del tram e delle scuole” dal 1914, quando vi fu portato a termine l’edificio scolastico oggi sede del Municipio.
Nel 1922 fu dedicata alla vittoria e intorno all’edificio sorse il parco della Rimembranza, tuttora esistente, in ricordo dei caduti della Grande Guerra. L’assetto della piazza, recentemente sistemata, fu definito verso il 1930, quando vi si collocarono il campo sportivo, lo sferisterio e la palestra monumento “Ai caduti” della Grande Guerra (oggi Sala Civica Togni). Gli impianti sportivi sono diventati suolo pubblico che ospita ogni sabato un mercato.
Sulla piazza domina la facciata neoclassica della Chiesa Parrocchiale Prepositurale di S. Maria Assunta (sec. XVIII - simile alla Chiesa della Pace di Brescia dell’arch. Massari); Rodolfo Vantini e Luigi Donegani portarono il loro contributo per architetture e decori. Le statue di Fede, Speranza, Carità sopra il timpano furono realizzate dallo Stanga su disegno del Franceschetti. Grandiosa la scalinata marmorea del 1857 disegnata dal Basiletti caratterizzata dalle statue di due leoni del Tantardini. Interno con maestoso impianto architettonico a navata unica, altare maggiore, altri due centrali laterali e quattro minori, con splendidi paliotti, pregevoli soase e cantorie. Vi si conservano una Madonna lignea del XVI secolo proveniente dalla Pieve, pale del Cossali e di Paolo da Cailina provenienti da S. Lorenzo con altre da varie chiese minori; e opere di vari artisti che vi operarono nel corso di due secoli: Cattaneo, Inganni, Cresseri, Consadori, Trainini, Ghidoni, Peduzzi, Gusmeri. Notevole il pulpito sopra un ingresso laterale. Al centro della navata subito dopo l’ingresso principale è visibile nel pavimento la cripta sepolcrale della famiglia Richiedei. Il campanile accanto all’edificio religioso fu edificato nel 1931 su progetto dell’arch. Albertini e completato negli anni Settanta.
Lasciata alle spalle la sede municipale, si percorre verso nord via Roma, con antica vocazione commerciale, dove la sequenza di facciate signorili con bei portali, androni, balconi, si alterna a moderne vetrine.
Sullo slargo di Piazza S. Lorenzo si affaccia l’omonima chiesa (struttura attuale del sec. XV su probabile edificio di epoca anteriore); interno a navata unica, con arco a diaframma di sostegno dalle fondamenta; ai lati dell’arco trionfale, che divide la navata dal presbiterio, si notano due cappelle secentesche con lunettoni inseriti sotto l’arco delle stesse; presbiterio coperto da una volta a crociera costolonata con una tavoletta chiave di volta in terracotta forse del XII - XIII secolo; l’abside, con volta ad ombrello a costoloni e archetti pensili, è illuminata da levante da due finestre; lesene con pregevoli capitelli. Il campanile con aperture ad arco acuto nella cella campanaria è della stessa epoca della chiesa.
Al centro della piazzetta, la tonda elegante struttura in marmo bianco della fontana del 1849 disegnata dal Basiletti e realizzata dal Lombardi, ornata di festoni e foglie di vite, grappoli d’uva e teste bacchiche, richiama la tradizione vitivinicola di Gussago. Il lato sud della piazza S. Lorenzo è occupato dalla storica costruzione dell’ex Municipio, ora Biblioteca Comunale, solida nel suo impianto chiuso sui quattro lati dalle costruzioni su cortile interno. Da un disegno del 1854, eseguito dal Donegani per progettare le scuole maschili e femminili per il centro, risulta che ci fosse solo la sala grande al primo piano per la Deputazione; le riunioni allargate si tenevano nella chiesa di S.Lorenzo; al pianterreno l’edificio ospitava la legnaia, il carcere, le ritirate (servizi igienici), un pozzo, un portico con un bel giardino sul retro e stanze da affittare per botteghe sull’attuale via Roma. La lapide a ricordo di Paolo Richiedei vi fu collocata nel 1928. Il balcone sulla facciata fu costruito nel 1936, per esigenza di adunate.
Si procede sempre su via Roma che offre altri edifici interessanti recentemente ristrutturati su entrambi i lati. All’incrocio detto del “Cantone”, si nota la possente struttura di un’antica dimora con tracce di muri in pietra sul lato nord-ovest, e resti di pozzo sul fronte stradale. Si gira a sinistra, su via Marconi, su cui si affaccia il parco all’inglese del palazzo Averoldi Togni con statue neoclassiche; monumentale esedra con cancellata a finestrature di ferro riproduzione del ’900 di decoro cinquecentesco forgiato su disegno dell’arch. Dabbeni. Dopo altri bei portali in pietra di Sarnico, si infila sulla destra via S. Liberata o, cinquanta metri più avanti, via Meano; si entra in un piccolo nucleo dall’atmosfera tranquilla e defilata con altri edifici ristrutturati; su vicolo Palazzina resti di insegne di un albergo e di una distilleria. Si procede verso la zona detta del Follo, con lavatoio e seriola utilizzata sicuramente per attività di follatura dei panni; si raggiunge la “casa della Begia” (sec. XIV-XV), una delle più interessanti case signorili rurali della zona, già Raccagni, Averoldi. Notevole la struttura con archi bassi a tutto sesto del portico, archi ogivali della loggia sovrastante e fila di pilastrini in cotto fino al sottotetto; ampio cortile con pozzo centrale, fontana secentesca con sbocco a bocca di cannone, antico forno e zone rustiche di servizio con cantina seminterrata.
Proseguendo oltre la Begia, su via Inganni, a destra si svolta di nuovo su via Roma. Edifici antichi sulla sinistra, a destra struttura del palazzo Averoldi (primo Quattrocento con ampliamenti nel Seicento e nell’Ottocento) con chiesetta settecentesca di S. Filippo, e giardino francese non visibile dalla strada, con aiole geometriche, fontane, perimetro di gallerie di carpini alternati a pareti affrescate di gusto neoclassico. Si prosegue verso sud sempre su via Roma dove si notano altre vetuste case con bei portoni e balconcini e si ritorna alla Piazza Vittorio Veneto.
Due possibilità di accesso: da Piazza S. Lorenzo in Gussago, procedendo a piedi; o con automezzo da Gussago da via Inganni, via Mirabella lungo la strada romana collinare e parcheggio alla Chiesa Parrocchiale di Ronco con giro della contrada a piedi. Tempo più lungo circa tre ore. Visita esterna; possibilità di visita alle chiese in orari dopo il culto o previo accordo con il Parroco.
Da piazza S. Lorenzo raggiungiamo rapidamente via Marconi e infiliamo la seconda strada sulla destra, via Meano. L’alto muro grigio sull’angolo disegna il confine della casa già Levi Minzi, costruita negli anni Venti (progetto Albertini, impresa Salini) nell’area di una importante casa Cavalli che, caso assai raro, aveva tutta l’aia in cotto; belle ristrutturazioni sul lato destro; di fronte a noi un portale ottocentesco con data del 1863 e due teste leonine. (Da questo punto la descrizione vale anche per chi vuol raggiungere Ronco con l’auto). Ci inoltriamo sulla sinistra in via Mirabella, uno sguardo verso sud ci offre una nuova veduta della Santissima, la distesa di broli e vigneti dietro le case di via Marconi e la bella torretta passerera di casa Balestrieri.
Proseguiamo ad occidente lungo la direttrice dell’antica strada romana: oltre le case, c’è tutto un panorama da godere, spazi e tempi antichi da immaginare, mentre teorie di pergole, vigneti, frutteti, ripidi terrazzamenti del S. Emiliano da un lato (tra le cui scaglie furono ritrovate tombe longobarde) e dolci pendii della Santissima dall’altro ci accompagnano fino a Ronco. Altre tombe altomedievali furono ritrovate durante i lavori di sbancamento per la superstrada sottostante. Ai piedi di località Bombaglio giungiamo ad un bivio con santella e poi alla Parrocchiale di S. Zenone, alta e ben visibile sul pendio del Gremone e del monte della Breda - toponimi longobardi - da cui una preziosa seriola alimentava i terreni al piano. (Per chi volesse partire direttamente da Ronco per questo itinerario, qui è il parcheggio). Un’altra santella con statua della Madonna segna la salita al monte della Breda.
a Parrocchiale di S. Zenone, rifatta e ampliata nel primo Ottocento su strutture di almeno quattro secoli prima, ha una peculiare eleganza nella sua semplicità; interno a navata unica, sopra l’altar maggiore un Cristo Risorto fra S. Zenone e S. Carlo del Cossali, nel primo altare laterale a destra dell’ingresso tela dell’Inganni con S. Luigi e S. Eurosia; Via Crucis di Amanzia Guerrillot, un organo antico e resti di un trittico del Ferramola con i Santi Faustino e Giovita; al battistero, una tela cinquecentesca con S. Mauro, S. Apollonia e S. Antonio Abate ed una secentesca del Battesimo di Gesù al Giordano; all’esterno, cordonature in cotto; ai lati della porta pricipale, due capitelli di epoca romana. Interessanti le finestre dell’ex canonica, al cui interno recenti ritrovamenti di affreschi e stemma degli Oldofredi testimoniano la sua importanza; fu abitazione dei monaci di S.Faustino cui era stata affidata fin dal primo ’500 e per quasi tre secoli la cura delle anime di Ronco; armoniose colonnine reggono il portico a mezzogiorno. Scendiamo a sinistra su via Parrocchiale, raccolto percorso con grandi e minuscole costruzioni sui due lati. Tra le case coloniche sulla sinistra, di notevole interesse quella al civico n. 12, oggetto di recente recupero sovrastata da torre colombaia. In fondo alla via, svoltiamo a destra, intorno alla chiesetta dei santi Fabiano e Sebastiano, con due affreschi laterali e uno sulla facciata (con data del 1420), antico oratorio della comunità che vi si riuniva per la vita civile e religiosa. Al suo interno, medaglioni dei Padri della Chiesa nella volta del presbiterio e tracce di affreschi quattrocenteschi.
Da questa piazzetta, giriamo a sinistra e scendiamo sulla strada provinciale che collega Gussago con Rodengo: all’incrocio davanti a noi il grande complesso delle cascine Averoldi, Andreoli e Colosini; il portoncino dell’ex casa Cherubini, il vicolo già passaggio dentro la proprietà Cadeo; altri edifici rustici sui lati. Ritorniamo sulla strada principale in direzione Rodengo Saiano, verso l’ex casa Bonometti della signora Catina Zanetti, benefattrice, al civico n. 38, con muri in pietra. Torniamo indietro, al di là dell’incrocio, dove ai numeri civici 44-46 di via Ronco ci appaiono porticati a colonna e ariose loggette quattrocentesche con bei capitelli. La prima ha un portico con quattro campate con colonne agili dai capitelli misti a foglie grasse e volute; al piano superiore una loggetta di otto campatelle e colonnine. La seconda casa ha tre campate di portico con due archi a tutto sesto mentre il terzo arco è molto più largo; belle colonne hanno capitelli arricchiti da fiore scolpito; la loggetta al primo piano, con colonnine dal capitello a foglie, ha quattro archi regolari e due ribassati.
Erano abitazioni signorili rurali dei nobili Cazzago e Averoldi, proprietari in Ronco come in molte altre località del bresciano, abitate dai loro massari. Ritorniamo sui nostri passi, e dalla piazzetta risaliamo per il breve giro della contrada, con uno sguardo al vicolo sulla sinistra, alla ex casa Cazzago di fronte e, più avanti, al civico n. 45 di via Piamarta, all’entrata della casa Cadeo, già residenza Masperoni e Calini, al cui interno esisteva l’oratorio privato di S. Maria di Paitone. Procedendo su via Piamarta (già via Castello), al civico n.67 si nota un affresco del secolo XVII raffigurante la Madonna dei dolori.
Una tortuosa stradina sulla destra dell’antica via Castello, dove sicuramente esistette per secoli non un castello fortificato ma uno dei consueti posti di avvistamento e di sosta, ci conduce a case coloniche di origini quattrocentesche, un tempo dimore rustico-signorili della famiglia Rodengo; al loro interno furono recuperati camini in pietra, tavolette lignee gotiche decorate come quelle della casa della Begia; sotto il portico un affresco raffigurava la Madonna con S. Rocco. L’adiacente complesso di recente restauro sul fronte stradale verso la chiesa con interni elegantemente decorati, giardino e breda, ricorda proprietà Averoldi, Quaranta, e nel secondo Ottocento, Beretta Faccanoni. Pochi passi ci riportano alla Parrocchiale.
Percorso parte a piedi e parte con automezzo con tempo massimo di due-tre ore, caratterizzato dall’aspetto naturalistico e panoramico.
Si consiglia di lasciare l’auto in località Fossa, all’imbocco meridionale della contrada di Navezze.
Si procede da sud a nord lungo l’unica direttrice che prende all’inizio il nome di via Fontana , poi di via S.Vincenzo e infine di via Carrebbio; da visitare i tanti piccoli vicoli laterali che si innestano a pettine su tale percorso. La via prende il nome da una sorgente su cui si alza al civico n. 56 la santella della Madonna della Fontana. Dal n. 31 di via Fontana si nota una sequenza di vecchie case a corte; atmosfera medievale in vicolo Alfiere con emblema di speziale sopra l’arco d’ingresso al n. 5; interessanti poco oltre l’edificio scolastico il vicolo Molino Vecchio, via Seriola, e un cortile con portico ad archi, loggette e bel pozzo ai nn. 14-16 dello stesso vicolo Molino Vecchio, interni, di fronte all’ingresso scolastico.
Dal vicolo Batoccolo si accede ad un altro angolo aperto verso il verde dei campi e di una sorgente, mentre un sentiero prosegue tra i vigneti e su verso la collina.
Affacciata sul fronte stradale, si alza elegante la chiesetta di S. Vincenzo Ferreri, che ha acquistato l’attuale aspetto nel 1751, come riporta la scritta sul frontone, su precedente struttura più ridotta; anche questo oratorio della comunità di Navezze è sempre descritto fin dalle prime visite pastorali del 1500. La facciata è ritenuta un rarissimo esemplare dai molti pregi architettonici oggetto di recenti restauri che insieme al risanamento dell’aerea circostante hanno messo in luce il valore artistico del tempio. L’interno a navata unica, riccamente ornato di stucchi, conserva pregevoli opere: una statua lignea di S. Vincenzo del XVII secolo (forse portata dalla Santissima) dentro una bella soasa dorata posta su preziose lavorazioni marmoree, ovali del ’700 ai lati del presbiterio, un moderno altare ottenuto dalle antiche balaustre e una tavola con Madonna del ’400. Per la decorazione della volta dell’aula hanno operato anche qui i Trainini.
Sempre su via S. Vincenzo, tra i nn. civici 3-15-17, antiche dimore rustiche signorili affacciate a mezzogiorno con cortili, portici, logge e broli meritano una sosta; anche vicolo Mincio con resti di lavatoio e case di via Carrebbio, dal n. 7 al. n. 39, ci permettono di scoprire antiche dimensioni di vita nella lettura di portali in pietra, bei cortili, fontane.
Si consiglia di ritornare a prendere l’automobile per ripercorrere verso nord la contrada appena visitata; fuori dell’abitato si notano i ripidi pendii con vigneti terrazzati e più in alto boschetti di robinie, castagni selvatici, roverelle, frassini. Si procede verso nord sulla strada affiancata dal torrente Canale, si oltrepassano i resti di una cava di medolo con strutture di una cessata fabbrica della calce recuperate come abitazioni; al termine della valle, due strade si inerpicano ad un bivio; noi teniamo quella di destra per la frazione Civine. All’inizio della salita, merita una sosta il nucleo antico di Pedemonte di sotto, fatto di rustici addossati gli uni agli altri. La salita panoramica spazia sui pendii di Val Morta, Ronconi, Volpione, Barche, Brione, sui boschi di Gavessezzo, Calcarole, del Laf e sulla valle di Gandine dai nomi di origine longobarda e celtica.
Poco prima dell’abitato, al cimitero bella santella con pregevole architettura del sec. XVIII a trifora e aperture laterali trabeate e quella centrale ad arco; vi sono raffigurati al centro la Madonna, a destra S. Rocco, a sinistra S. Gerolamo patrono di Civine. Al centro del timpano, Dio Padre e sotto la cornice anime purganti e teschi, monocromi.
Sosta finale pochi metri più avanti sul sagrato della chiesa di S. Gerolamo; struttura attuale edificata nel 1737 su tempio preesistente e ampliata nel 1908. Interno a navata unica con bella pala sopra l’altar maggiore con S.Carlo Borromeo, S. Vincenzo Ferrer, S. Gerolamo e la Vergine, attribuibile al Paglia. Sempre sull’altar maggiore, in un gioco simmetrico con la pala, un medaglione in bronzo dorato opera del 2001 dello scultore bresciano Cesare Monaco rappresenta S. Gerolamo penitente con il leone.
La passeggiata dentro i vicoli della piccola contrada evoca atmosfera di montagna. Sulla stradina a sinistra dalla chiesa si procede verso un serbatoio accanto al quale si nota una santella; poco oltre, una cappella settecentesca onora i martiri guerrieri persiani Abdon e Sennen, detti i Santi di Riviere. Dalla contrada partono ben tracciati sentieri e carrarecce che conducono nei boschi, nei castagneti o verso le sommità di Quarone, dove, in posizione panoramica, in occasione dell’anno giubilare, la famiglia Zanoletti ha edificato una santella votiva dedicata alla Madonna; si possono raggiungere Sella dell’Oca, Magnoli, in tranquille passeggiate sotto il colore limpido del cielo, col respiro senza fine delle valli.
Percorso a piedi; tempo circa due ore.
Parcheggio davanti alle Scuole elementari in via Sale.
Le visite degli interni privati sono da concordare con i proprietari. Gli edifici religiosi si visitano prima e dopo le funzioni o previo accordo con il Parroco.
Casa Rovetta si cela austera oltre la cinta ed il bel portale in pietra, affacciata sul cortile con un portico a sei campate, sormontata dalla torre colombera avvolta nel silenzio del brolo. La parte più antica della villa ha stanze con volte seicentesche, mentre molte decorazioni sono dell’Ottocento. Fu dalla seconda metà del secolo scorso casa di vacanza della famiglia Rovetta, cui appartenne il pittore Francesco Rovetta (1849-1932), commerciante bresciano con la passione e il dono dell’arte, autore di molte opere, affreschi, decorazioni, quadri dove compare spesso il paesaggio di Sale.
Proseguiamo sulla nostra sinistra e percorriamo il borgo su via S. Stefano con rustiche costruzioni contadine dalla grandi aie, portici, logge, fienili, stalle in fase di recupero abitativo. Sulla destra, entriamo in via Casotto dominata dalla sequenza di alti muri delle case coloniche e di una casa padronale con rustico restituita alla originaria pulita struttura quattrocentesca; da questo angolo si vede a sinistra la parte più alta del nucleo medievale. La strada, su tracciato di origine romana, prosegue nella campagna e si congiunge a via Barco.
Al culmine dell’erta via Sorda troviamo sulla destra il cimitero di epoca napoleonica e a destra la silenziosa stradina che conduce alla parrocchiale di S. Stefano con bel sagrato da cui la vista spazia dal boschetto sottostante alla vastità della campagna al piano. Sul lato destro della chiesa si nota la bella struttura della torre colombaia e della canonica di cui è parte, con pozzo e forno dentro il rustico sottostante. L’edificio religioso fu rifatto alla fine del XVII secolo su strutture della metà del 1500, già ampliamento di una cappella altomedievale. Custodisce pregevoli tele: la pala dell’Immacolata Concezione di Andrea Celesti (1637-1716), l’Adorazione dell’Eucarestia di Antonio Paglia (1680-1747) e quella della Deposizione o dell’Addolorata forse di Francesco Zugno (1574-1651) proveniente dalla chiesa della Croce. Di notevole pregio anche i paliotti degli altari settecenteschi e l’antico organo sopra l’ingresso.Altro breve itinerario in questa zona: Contrada Croce-Chiesetta-Casotto - periplo della collina di Sale e ritorno.
Parcheggio su via Acquafredda o in via Caporalino.
Tempo: un’ora circa.